Lingua italiana

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L'italiano è una lingua romanza parlata principalmente in Italia.

È classificato al 21º posto tra le lingue per numero di parlanti nel mondo e, in Italia, è utilizzato da circa 58 milioni di residenti. Nel 2015 era la lingua materna del 90,4% dei residenti in Italia, che spesso lo acquisiscono e lo usano insieme alle varianti regionali dell'italiano, alle lingue regionali e ai dialetti. In Italia viene ampiamente usato per tutti i tipi di comunicazione della vita quotidiana ed è largamente prevalente nei mezzi di comunicazione nazionali, nell'amministrazione pubblica dello Stato italiano e nell'editoria.

Oltre ad essere la lingua ufficiale dell'Italia, è anche una delle lingue ufficiali dell'Unione europea, di San Marino, della Svizzera, della Città del Vaticano e del Sovrano militare ordine di Malta. È inoltre riconosciuto e tutelato come "lingua della minoranza nazionale italiana" dalla Costituzione slovena e croata nei territori in cui vivono popolazioni di dialetto istriano.

È diffuso nelle comunità di emigrazione italiana, è ampiamente noto anche per ragioni pratiche in diverse aree geografiche ed è una delle lingue straniere più studiate nel mondo.

Dal punto di vista storico l'italiano è una lingua basata sul fiorentino letterario usato nel Trecento.

Storia[edit]

Dante Alighieri, considerato il padre della lingua italiana

L'italiano è una lingua neolatina, cioè derivata dal latino volgare parlato in Italia nell'antichità romana e profondamente trasformatosi nel corso dei secoli. Già in epoca classica esisteva un uso "volgare" del latino, pervenutoci attraverso testi non letterari, graffiti, iscrizioni non ufficiali o testi letterari attenti a riprodurre la lingua parlata, come accade spesso nella commedia. Esisteva poi un latino "letterario", quello adottato dagli scrittori classici e legato alla lingua scritta, ma anche alla lingua parlata dai ceti socialmente più rilevanti e più colti.

Con la caduta dell'Impero romano e la formazione dei regni romano-barbarici, si assiste a una sorta di sclerotizzazione del latino scritto (che diviene lingua amministrativa e scolastica), mentre il latino parlato si fonde sempre più intimamente con i dialetti dei popoli latinizzati, dando vita alle lingue neolatine, tra cui l'italiano. Gli storici della lingua etichettano le parlate che si svilupparono in questo modo in Italia durante il Medioevo come volgari italiani, al plurale, e non ancora lingua italiana. Le testimonianze disponibili mostrano infatti marcate differenze tra le parlate delle diverse zone mentre manca un comune modello volgare di riferimento.

Uno dei primi casi di diffusione sovraregionale della lingua è la poesia della Scuola siciliana, scritta in siciliano "illustre" perché arricchito da francesismi, provenzalismi e latinismi, da numerosi poeti (non tutti siciliani) attivi prima della metà del Duecento nell'ambiente della corte imperiale. Alcuni tratti linguistici con questa origine vennero adottati anche dagli scrittori toscani delle generazioni successive e si sono mantenuti per secoli o fino ad ora nella lingua poetica (e non) italiana. L'assetto dell'italiano però discende in sostanza da quello del volgare fiorentino trecentesco. Il ruolo di questo volgare nella formazione dell'italiano è tanto importante che in alcuni casi gli storici della lingua descrivono il fiorentino trecentesco già come "italiano antico" e non come "volgare fiorentino".

L'italiano è rimasto per lungo tempo soprattutto la lingua scritta dei letterati che avevano scelto di utilizzare per le loro opere la lingua letteraria del Petrarca. Fu Pietro Bembo, nel cinquecento, a proporre agli altri letterati italiani, come lingua comune letteraria, il fiorentino del trecento del Petrarca. La sua proposta rientrava nella discussione allora in corso su "quale lingua comune letteraria in Italia?" e risultò quella maggiormente accolta dagli altri letterati italiani. La questione risolta dal Bembo non era "quale lingua comune per gli italiani?" ma "in quale lingua comune scrivere la prosa e la letteratura?". Fra le sue proposte in seno al dibattito sull'unificazione politica e sociale dell'Italia, egli sosteneva inoltre che il vocabolario fosse lo strumento più idoneo per rendere accessibile a tutti il fiorentino a livello nazionale.

Descrizione[edit]

Paesi in cui l'italiano è lingua ufficiale[edit]

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L'italiano è lingua ufficiale in Italia (benché alcuni territori siano ufficialmente bilingui), a San Marino, nella Città del Vaticano (la lingua nominalmente ufficiale della Santa Sede è invece il latino), in Svizzera (insieme a tedesco, francese e romancio), in quattro comuni della Slovenia (accanto allo sloveno) e nella regione istriana della Croazia (accanto al croato). È inoltre la lingua ufficiale dell'Ordine di Malta nonché una delle 24 lingue ufficiali dell'Unione europea.

In passato, l'italiano è stato lingua ufficiale, per periodi diversi, anche in altre aree geografiche: in Corsica fino al 1859, nelle Isole Ionie fino al 1864, a Nizza fino al 1870, a Monaco fino al 1919, a Malta fino al 1934. Durante la seconda guerra mondiale fu brevemente lingua ufficiale di territori annessi come la Provincia di Lubiana; sempre nel corso del conflitto, o immediatamente dopo, perse lo stato di ufficialità in Etiopia, Eritrea e Libia in Africa, a Fiume, Cherso, Zara, nel Dodecaneso e in Albania in Europa. Rimase invece lingua ufficiale in Somalia fino al 1963.

Voci correlate[edit]